Come scrive Gerry Badger nella prefazione al libro di Isabella Pedicini Francesca Woodman-Gli anni romani tra pelle e pellicola (Contrasto 2012), le foto di Francesca Woodman affrontano il suo “stare al mondo”. Ma si possono definire autoritratti le foto di questa artista? Lei stessa li definiva così, tuttavia, oggi, nell’epoca in cui l’autoritratto è stato sommerso dalla banalizzazione del selfie, i suoi autoscatti acquisiscono un mistero e una autenticità performativa che, al di là dell’indiscusso fascino sprigionato dalle opere di una giovane suicida, influenzano con grande potenza l’immaginazione di chi li osserva e aprono ad una riflessione sulla profondità della fotografia narrativa.
La maggior parte delle foto della Woodman raccontano la resistenza del corpo nello spazio: rannicchiata negli angoli, in atto di nascondersi allo sguardo di uno spettatore inesistente (spesso non vediamo il suo volto, coperto dai lunghi capelli o dalle braccia), oppure in pose difficili da mantenere a lungo. Lo spazio è per il corpo della Woodman un ambiente ostile, misterioso, mai solo sfondo, in cui gli oggetti raccontano storie.
Attratta da spazi disordinati, abbandonati, negletti e irregolari, la Woodman, americana di origine e vissuta prevalentemente in America, aveva frequentato la campagna toscana in vacanza con i genitori e poi tra il 1977 e il 1978 arrivò a Roma, dove ebbe luogo la sua maturazione artistica, per poi ritornare in USA dove si uccise nel 1981.
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| F.Woodman, Autoscatto, 1978 |
Nel 1981 fu pubblicato Some desordered interior geometries, uno dei sei quaderni fotografici progettati quando si trovava a Roma. In questo libro d’artista la Woodman ha incollato le sue fotografie su un vecchio quaderno di esercizi di geometria che aveva trovato nella libreria Maldoror, una libreria-galleria e centro culturale attivo negli anni ’70 in Via del Parione (chiusa nel 1981) in cui la Woodman ha realizzò la sua prima mostra. Nel libro scriveva “Avevo l’idea di illustrare fisicamente metafore letterarie (the white lie) e di fare metafore fisiche per idee morali (la reputazione). E tuttavia, lavorando lentamente ad altri progetti, ho smarrito la particolarità di questa idea e sono venuta fuori con un gruppo di immagini che non illustravano nessun concetto specifico ma sono la storia di qualcuno che esplora un’idea […] seguiamo la figura che cerca di risolvere l’idea come se fosse un problema matematico e di inserirsi dentro l’equazione. La cosa che mi interessava di più era la sensazione che la figura, più che nascondersi da sé stessa, fosse assorbita dall’atmosfera, fitta e umida.”
Woodman, Some desordered interior geometries, 1978
Qui si possono vedere le immagini del suo libro d'artista: https://www.arsvalue.com/en/lots/554417/francesca-woodman-1958-1981-some-disordered-interior-geometries-1981



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