Nel 2024 l'artista francese Pierre Huyghe (nato a Parigi 1962, vive a Santiago del Cile) ha portato a Venezia, al Palazzo Punta della Dogana, la mostra Liminal che lui stesso ha definito una mostra in evoluzione. Chi volesse orientarsi dentro il percorso dell'installazione, può aprire questa guida realizzata dalla Collezione Pinault.
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Liminal, video su schermo led, 2024 |
Il visitatore si trovava in un buio percorso che doveva attraversare cercando di capire il mistero che si celava dietro a ciò che vedeva: esseri umani in carne ed ossa col viso coperto da una maschera (che ricordava gli ovali di Brancusi, ma tecnologica e parlante ), esseri viventi non umani (dentro a grandi acquari), esseri non viventi(macchine con movimenti generati da AI), entità morenti (cellule tumorali), immagini di umani morti (il video di uno scheletro umano trovato in un deserto). L’artista in una intervista dice di chiedere al visitatore di non essere spettatore, ovvero di non rimirare i suoi prodotti, statue, video o installazioni che siano, ma di esserne testimone. Ci si chiede allora cosa sia un testimone, diverso da uno spettatore.
Lo spettatore osserva, il testimone cerca di accedere a ciò che vede, anche e soprattutto se ciò che gli sta di fronte o intorno, pur dimostrando una logica coerente, si ritira, si nasconde. Soprattutto il testimone testimonia, dice, a se stesso e agli altri, cosa vede, cerca di sciogliere il mistero che gli si cela e mostra davanti: forse succede nel mondo attuale, dominato da una tecnologia tanto più sofisticata, quanto inaccessibile e nascosta. Che deve essere compresa, di cui è necessario interrogarsi.
Umano, non umano, altro da umano, in estinzione: questo il territorio dove ci porta l’artista. La mostra si dipana nelle sale del Palazzo di Punta della Dogana con l’intento di accompagnare il visitatore in un percorso di evoluzione, eppure sembra avere come traguardo l’estinzione dell’umano, il suo trasformarsi o forse il suo essere al tempo stesso qualcos’altro, l’inumano.
Quattro sono le tappe video fondamentali di questo percorso: LIMINAL, un primo video su schermo led in grande scala di un corpo femminile che giace su una terra lunare, poi il secondo, HUMAN MASK, un terzo, CAMATA, e infine un video in loop velocissimo su ledwall generato da una Ai (UUMWELT – ANNLEE, 2018-2024).
HUMAN MASK, 2014 ( nel video al 14’14’’) Inizia con un drone che riprende la città di Fukushima dopo lo Tsunami del 2011, per entrare poi all'interno di una casa. Qui una figura femminile sembra essere l’unica sopravvissuta, una cameriera: indossa una maschera umana bianca ispirata a quelle del Teatro Noh, ma dopo qualche minuto l’osservatore si rende conto che non è umana, ma si tratta di una scimmia che veste abiti femminili. Vicino a Tokyo c’è un ristorante noto per utilizzare due scimmie addestrate come cameriere e probabilmente l'attrice-scimmia di questo video è una di queste: ripete gesti istintuali, come grattarsi, guardarsi intorno, spulciarsi, ma svolge anche azioni che evidentemente ha imparato dalle istruzioni che ha ricevuto, ovvero aprire un frigo, prendere delle bibite, preparare da bere. Lo spettatore, spiazzato, ci mette un po’ a capire che questi gesti, tra l’umano e non umano, sono davvero quelli di un primate. L’effetto è uno sconcertante viaggio a ritroso nell’evoluzione dell’umanità.
CAMATA, questa la didascalia dell'opera: “Camata, 2024. Robotica alimentata da machine learning, film autogenerato e montato in tempo reale dall’intelligenza artificiale, suono, sensori”. Su un fondale largo 12 metri, un arto meccanico sposta e riposiziona sfere di vetro e metalliche accanto “a uno scheletro umano insepolto di un giovane ritrovato nel deserto di Atacama, in Cile. Si tratta del deserto più antico e arido della terra, il luogo prescelto dagli astronomi per studiare e testare gli esopianeti, ovvero i pianeti che esistono al di là del nostro sistema solare.".
Quando il film finisce, ricomincia, ma in modo diverso, perché il racconto video si autogenera e si modifica all’infinito, senza un inizio e senza una fine, esattamente con quel senso perturbante del loop di infinitezza senza scopo dell’intelligenza artificiale.
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