Artista intellettuale, filosofa kantiana, autrice di saggi sull’arte, Adrian Margaret Smith Piper (New York,1948) concentra da sempre il suo lavoro sui temi identitari relativi e sulla resistenza ai pregiudizi nei confronti dell’ “altro”: siano essi connotati dal genere, dalla razza, dalla dimensione sociale, agli stereotipi. Si legga qui un pezzo interessante di David Velasco pubblicato su Forum. Da notare la sua dura protesta e richiesta di cancellazione nel 2013 della sua biografia su Wikipedia, che la stigmatizzava, secondo un pensiero stereotipato, come artista impegnata, in quanto nera, in azioni anti-razziste. La biografia è stata sostituita e vien aggiornata ogni anno. Questo il suo sito: http://www.adrianpiper.com/ che contiene diverse informazioni sulla sua carriera e vita di artista e filosofa.
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| Adrian Piper, Catalysis III, 1970 (dettaglio di una foto di Rosemary Mayer. ) |
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| Adrian Piper, Catalysis IV, 1970, dettaglio foto di Rosemary Mayer. |
Le street performance anni ‘70 in America comprendono, tra le altre, una serie di sette performance che prende il titolo di Catalysis. Si legga qui su The drama Review, una conversazione del 1972 tra l'artista e Lucy Lippard. La catalisi è un fenomeno chimico in cui una sostanza, detta catalizzatore, modifica una reazione chimica, di solito aumentandone la velocità. In questi primi lavori l'artista assume travestimenti che la rendono inguardabile e inavvicinabile: attraversa la città, i bus e i grandi centri commerciali con uno straccio che le chiude la bocca, oppure porta in giro una borsetta traboccante di ketchup oppure ancora è maleodorante perché sporca di aceto, uova e latte: i passanti la guardano? la evitano? come la evitano? modificano i loro comportamenti? In Mythic being, altra serie del 1973-75 incarna un suo sgradevole alter-ego, mettendosi una parrucca e baffi e assumendo un’identità maschile sgradevole, ostile con cui sfida gli stereotipi razziali dell'abbigliamento e comportamento. Come rispondono le persone che incontra?
anni '80: Nel 1986 con le performance My Calling (Card) #1, My Calling (Card)#2, frequenta le gallerie consegnando biglietti da visita in cui descrive la propria identità e il proprio statement. Nella videoinstallazione Cornered del 1988, posizionata in una posizione difensiva, accovacciata in un angolo dietro un tavolo rovesciato, l'artista si rivolge direttamente agli spettatori, illustrando loro la storia dei matrimoni misti in America e invitandoli a confrontarsi con sincerità con le proprie origini afroamericane.
Nel 2007 lascia gli Stati Uniti e si trasferisce a Berlino e mentre si trovava in Germania, Piper viene a sapere di essere stata inserita nella lista dei viaggiatori sospetti del governo statunitense. La sua forma di protesta – il rifiuto di tornare negli Stati Uniti – le è costata la cattedra di filosofia al Wellesley College. Nell’introduzione al secondo volume del suo libro (ripubblicato nel 2013), Piper ha scritto di essere stata «delicatamente allontanata dagli Stati Uniti, delicatamente allontanata dalla mia cattedra di professore ordinario […] o da qualsiasi altro status residuo in quella gerarchia professionale». Questo fatto la ha indotta forse a ripensare la funzione del suo fare artistico, con il desiderio di incontrare il cosiddetto pubblico, rendere verbale ed estendere la sua domanda di "impegno" politico e etico alle persone.
Nel 2015 riceve il massimo riconoscimento, il Leone d'oro alla Biennale di Venezia con The Probable Trust Registry, The Rules of the Game #1-3, ( 2013-2017), allestita precedentemente a Berlino all’Hamburger Banhof di Berlino. Nell’opera, che può essere considerate sia una installazione, sia una performance partecipata, perchè costituisce un allestimento scenico che ricorda gli stand di informazioni commerciali, con tanto di impiegati addetti al rapporto con il pubblico, l'artista chiedeva ai visitatori di firmare un contratto con sé stessi in cui si impegnavano a rispettare una delle tre dichiarazioni scritte in oro sulle pareti:
#1 I will always be too expensive tu buy
# 2 I will always mean hat I say
#3, I will always do what I say I am going to do
Richiedeva una identificazione, un atto responsabilità, una scelta riguardante le proprie azioni, firmato in un contratto che sarebbe restato (e resta) presso l''APRA, la Fondazione Adrian Piper per 100 anni dalla firma.



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