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giovedì 26 marzo 2026

L'ARTE TRANSGENICA E LA BOITE EN VALISE DI EDUARDO KAC

Batteri di Escherechia coli al microscopio


Eduardo Kac è un artista e scrittore brasiliano che lavorat da quarant’anni sulle interconnessioni tra spazi, tra mondi, e tra specie, aprendo riflessioni sui rapporti tra arte, scienza e tecnologie. Si veda il suo sito, molto ben fatto e articolato. Con le sue opere, Kac indaga l'attuale evoluzione degli esseri viventi che  non è naturale, ma è frutto di un intervento umano che l'artista rende evidente attraverso l'utilizzo della manipolazione genetica e della  CFP, una proteina definita anche marcatore biologico, perché diventa fluorescente quando illuminata con luce blu (*vedi la nota in fondo al blog) Pur essendosi mosso tra le dimensioni micro e macro dell’universo e degli esseri che lo abitano, quindi tra una dimensione spaziale che contempla distanze satellitari e, dall’altro lato, nella prossimità tra gli esseri viventi fino alla dimensione microscopica di batteri, in questo post ci occuperemo solo delle sue opere concepite nella dimensione micro, attraversandole mediante le problematiche sollevate da quelle stesse opere. 

Kac, occupandosi di nuove tecnologie, scienza e arte, affronta la relazione tra campi diversi partendo dalla premessa del CODICE, cifra che appartiene a tutte queste discipline, pertanto sarà utile premettere, rispetto ai lavori successivi di arte transgenica, la sua concezione di traslazione dei linguaggi, espressa fin dagli inizi della sua carriera nel coniare nuove parole che fondono azioni diverse, come il termine  HOLOPOETRY, in italiano OLOPOESIA, parola coniata nel 1983, come molte altre successive.  (Olo è un suffisso derivante dalla parola greca ὅλος che significa tutto, intero). Si trattava di testi visuali che acquistavano significato solo mediante la partecipazione percettiva e cognitiva del lettore- osservatore: lettere che cambiavano colore attraverso la dimensione olografica e che si muovevano in uno spazio tridimensionale al di là della linearità e rigidità che caratterizza le lettere stampate. Fin da questa prima operazione, capiamo che l'artista sta lavorando sull'invenzione di nuovi linguaggi, sta orientando la sua ricerca sui codici.

 Oggetto principale del suo interesse è l’interattività: tra corpi, tra spazi, tra opera e utente. Secondo l'artista, l'odierno connubio tra biologia, robotica e digitale cambia la concezione che abbiamo del corpo, ma anche quello di vita biologica e sociale, ci avviamo verso una post biologia. 

In un suo scritto citato in un interessante articolo di Sabrina Comin a cui rimandiamo qui , Kac dice "La mia ricerca è sensibile a tutto ciò e allo stesso tempo spera di contribuire al passaggio verso una cultura post-biologica". 


GENESIS, 1988-89  

Primo lavoro transgenico dell’artista, commissionato da Ars Electronica 1998-99, prende avvio da una  frase della Bibbia, nel libro GENESI: "E che l'uomo domini sui pesci del mare e sugli animali del cielo e su ogni essere vivente che si muove sulla terra".  Kac compie qui un'operazione di traslazione, ovvero traduce questa frase dal linguaggio umano a quello "genetico" delle cellule. Per rendere possibile l'operazione, trasforma la frase biblica in un primo momento, in codice Morse, successivamente il  Morse nel codice del DNA.



Dittico inciso a laser e rifinito a mano su granito (50 X 75cm) 2001. 
Immagine reperita nel sito dell'artista, che indica il doppio processo di traduzione

Il DNA è una lunga molecola con struttura a pioli a doppia elica costituita da quattro componenti essenziali, le cosiddette basi azotate, che vanno sotto il nome di adenina (A), guanina (G), timina (T) e citosina (C). Ognuna delle due eliche del DNA è costituita da una combinazione di A, T, G, C.  Eduardo Kac utilizza le lettere iniziali della basi azotate facendo corrispondere il punto del codice Morse alla C, la linea alla T, lo spazio tra le parole alla A e lo spazio tra le lettere alla G. L’intera frase, tradotta nel linguaggio del codice genetico, consente a Kac di creare un gene sintetico e a questo punto entra  in gioco l'aspetto visivo, i colori. La luce UV condiziona infatti i colori di ciò che vediamo: per fare una sintesi comprensibile, diciamo che Kac introduce il nuovo gene all’interno di batteri di l’E.coli (*vedi nota in fondo al post) i cui geni sono dotati della proteina GFP, che diventa blu fluorescente se illuminata con UV. Successivamente dispone questi batteri di E.coli modificati insieme con altri non modificati che, illuminati da luce UV diventano verdi o ocra, mentre quelli modificati diventano blu.

Genesis, veduta dell'installazione al Ars Electronica, 1999

 Nell’installazione che Kac presenta al pubblico i batteri sono in un petri (*vedi nota in fondo al post) sopra ad un basamento trasparente, visibili al microscopio e ripresi da una piccola videocamera che rende possibile l’interazione con gli spettatori online e in presenza. Poiché gli osservatori hanno la facoltà di accendere o no la luce UV, vedendo con i propri occhi (o via web) le modificazioni dei batteri, si apre per loro un tema di scelta e di responsabilità nel condizionare l’esistenza di tali tali esseri viventi.

Cypher, 2009,  la foto è di Kac

CYPHER 2009 è l'ultima opera di arte transgenica realizzata da Kac, e che ci ha dato ispirazione per il titolo di questo post.

Nel 2009  crea un mini laboratorio portatile di acciao, contenente, in appositi mini-scaffali, piastre di Petri, agar, nutrienti, pipette, provette, DNA di E. coli sintetico modificato la cui sequenza codifica una Poesia appositamente creata dall’artista per quest’opera, una poesia transgenica. Si veda il link al sito dell’artista. Ovviamente l'artista sta citando la celebre Boîte en valise di Duchamp,  ma mentre per  quest'ultima  si trattava una mini mostra portatile in cui lo spettatore era in grado di rendersi in qualunque luogo uno spettatore miniaturizzato, il Box è un kit per uno spettatore in azione, che può interagire, quando lo desidera, con un'opera DIY, (acronimo di Do It Yourself) contenente anche il  libretto di istruzioni per l’uso. Qui può capire il meccanismo di creazione della poesia e la "creazione" di un nuovo codice visivo elaborata dall'artista: 

CYPHER, 2003 la poesia, la foto è nel sito dell'artista 


CYPHER, 2003, foto nel sito dell'artista 


queste due immagini spiegano il procedimento poetico di Kac: premesso che A, T, G , C, sono le iniziali delle basi azotate del DNA, l'artista vi inserisce 4 consonanti (D, K, W, L) e due vocali (E, I) che corrispondono alla moltiplicazione di basi azotate nel nuovo DNA. L'immagine sopra è quella della poesia visiva risultante.

NATURAL HISTORY OF THE ENIGMA (2003-2009)

Sviluppata tra il  2003 ed esposta nel 2009,  quest'opera ha vinto  nel 2009 il premio GOLDEN NICA AWARD Collection Weisman Art Museum, Minneapolis  Con questo lavoro Kac ha creato una nuova forma di vita vegetale chiamata Edunia, frutto di ingegneria genetica, le cui rosse venature esprimono, rispetto alle normali petunie in commercio, la presenza del DNA dell’artista: infatti il gene è stato isolato da una sequenza contenuta nel sangue dell'artista. L'intera operazione è un processo che comprende diversi lavori: l'installazione, da una serie di foto,  la creazione di contenitori di semi di Edunia, una serie di stampe litografiche legate ai contenitori,   una serie di dittici di  acquerelli e una litografia multilivelli della reazione a catena PCR di Edunia. (*vedi nota in coda a questo post) Come scrive lo stesso artista nel suo sito, "Natural History of the Enigma is a reflection on the contiguity of life between different species", quest'opera costituisce una riflessione sulla contiguità della vita tra specie diverse, drammaticamente esemplificata nella nuova Edunia, una petunia con vene rosso sangue.

THE EIGHT DAY 2002  Si possono Vedere qui le immagini, oltre al sito dell'artista. 

L'opera consiste in un ecosistema transgenico ed è un lavoro collettivo che l’artista ha realizzato grazie alla collaborazione con l' Arizona State University  dal 2001.  Si presenta come un piccolo ecosistema, in cui convivono topi, pesci zebra e piante di tabacco fluorescenti la cui mutazione genetica è stata ottenuta attraverso l’immissione della proteina GFP nel loro genoma. Tutti questi esseri viventi coabitano e interagiscono tutti riuniti in una cupola di plexiglgass larga circa 120 centimetri: accanto a questi vivi naturali, si muove un Biobot, ovvero robot con corpo di vetro con sei articolazioni robotiche all’interno del quale nuota una colonia di amebe Dyctyostelium discoideum, anch’esse fluorescenti, la cui particolarità consiste nel cambiare continuamente morfologia: le amebe sono infatti organismi unicellulari che presentano forma varia e non stabile, grazie alla loro capacità di estendere e ritrarre gli pseudopodi (cioè i loro "falsi piedi", estroflessioni temporanee utilizzate per il movimento ameboide e la fagocitosi).  L'artista decide che le amebe costituiscono il cervello motore del Biobot, poichè le loro modificazioni morfologiche comportano i movimenti del Biobot attraverso le sue articolazioni metalliche.  I visitatori potevano monitorare i movimenti delle amebe nonchè dell'intero ecosisstema presente nella cupola. Infatti, all’interno del corpo di vetro era presente  una telecamera, che inquadrava ciò che avveniva nel corpo stesso, ovvero la vita delle amebe, mentre un’altra telecamera osservava l'interno della cupola: questi due "occhi" consentivano ai visitatori di vedere in presenza e online l’opera attraverso l’occhio bifronte del Biobot. 

GFP BUNNY 2000  - ALBA 

E' l'opera più famosa dell'artista, perchè ha creato scalpore mediatico ed è stata censurata. Ne accenniamo solamente. Nel 2000 Kac inserisce un gene, contenente la proteina EGFP, (originariamente isolata nealla medusa Aequorea victoria e modificata) nel DNA dell'embrione di un coniglio albino, creando il coniglio Alba, che , quando è esposto alla luce UV diventa fosforescente . E’ l’opera più famosa di Kac e anche la più discussa, dal momento che implica la creazione di una vita animale che ha dimensioni e relazioni più evidenti con noi umani rispetto a un procariote. GFP Bunny va però considerato come un evento sociale complesso, costituito anche dal dibattito culturale che ha causato.

NOTE (riprese da Wikipedia e Google AI):

E. coli - Escherichia coli è un batterio gram-negativo, E' comunemente presente nel microbiota intestinale dell'uomo e degli animali a sangue caldo. Per identificare E. coli e altri batteri si usa la luce UV: infatti, sotto l'azione della luce UV, i batteri (spesso marcati con coloranti fluorescenti o che esprimono proteine specifiche come la GFP - Green Fluorescent Protein) emettono luce visibile, rendendoli distinguibili dal fondo. Sebbene la maggior parte dei ceppi sia innocua e utile alla digestione, alcuni possono causare infezioni intestinali (diarrea, colite) o extraintestinali, come le cistiti. 

CFP La Cyan Fluorescent Protein (CFP) è una proteina fluorescente, derivata da modifiche della classica Green Fluorescent Protein (GFP) della medusa Aequorea victoria. Emette una luce ciano (blu-verde) quando eccitata da specifiche lunghezze d'onda, rendendola uno strumento fondamentale nella ricerca biologica e biochimica per l'imaging cellulare.

La Green Fluorescent Protein (GFP), o proteina verde fluorescente, è una rivoluzionaria tecnologia di marcatura biologica che ha valso il Premio Nobel per la Chimica nel 2008 a Osamu Shimomura, Martin Chalfie e Roger Tsien. Questa proteina, isolata originariamente dalla medusa bioluminescente Aequorea victoria, emette una brillante fluorescenza verde se esposta alla luce ultravioletta o blu. Viene utilizzata come marcatore biologico per visualizzare processi in tempo reale, localizzare proteine all'interno delle cellule e studiare l'espressione genica .

Petri  contenitore circolare piatto, in vetro o plastica, dotato di coperchio, fondamentale in microbiologia e biologia per la coltura di microrganismi, cellule e tessuti su terreni agarizzati. L'agar è una sostanza gelatinosa naturale, estratta da alghe rosse, fondamentale nei laboratori di ricerca biologica come terreno di coltura - arricchito da nutrienti adeguati- per coltivare colonie di batteri e microrganismi.

PCR , tecnica di biologia molecolare che permette di amplificare (moltiplicare) rapidamente e selettivamente specifiche sequenze di DNA in vitro. Sviluppata da Kary Mullis (Premio Nobel 1993), permette di ottenere milioni di copie a partire da una singola molecola.


venerdì 16 maggio 2025

IL FUNAMBOLO E L'ARTISTA IN EQUILIBRIO SUL VUOTO : PETIT, KLEIN, MURESAN, DE DOMINICIS

Il corpo umano possiede il potere di reagire alla forza di gravità, all’inerzia e alla forza impressa, che sono le forze primarie del mondo fisico,  attraverso l'interazione tra due sistemi: il sistema propriocettivo che riguarda la propria posizione nello spazio ed enterocettivo, che si focalizza sulle informazioni provenienti dall'esterno.

Come gli altri sistemi sensoriali, il sistema enterocettivo si avvale di cellule specializzate (recettori) che in tale sistema sono localizzati nella maggior parte dei tessuti corporei: muscoli, ossa, pelle e organi interni. L’area cerebrale che riceve la maggior parte delle informazioni riguardanti l’enterocezione è la la corteccia insulare o insula,  che processa gli stimoli enterocettivi permettendoci di diventare consapevoli di ciò che sentiamo. L’enterocezione ci permette di provare molte sensazioni importanti che si possono distinguere in due categorie principali, stati corporei e stati emotivi: gli stati corporei comprendono le funzioni corporee basilari o le condizioni fisiche del nostro corpo come fame, sete, stimolo minzionale o evacuativo, dolore, eccitazione sessuale, prurito, solletico, temperatura corporea (sensazione di caldo/freddo), nausea, mal di testa, malessere, tensione muscolare. Gli stati emotivi, come rabbia, calma, imbarazzo, felicità, ansietà, tristezza, paura, stanchezza, rilassamento.   

Il sistema propriocettivo offre informazioni sullo spazio e tempo in cui ci si trova, e di ogni altro fattore, è responsabile dell’aspetto di un individuo e della sua organizzazione motoria. La maggior parte delle operazioni coinvolte nel guidare e nel controllare i nostri movimenti corporali sono inconsce. Non siamo consapevoli della maggior parte dei movimenti coinvolti nella nostra postura. Spesso sono movimenti abituali e automatici. Le sensazioni propriocettive sono raggruppate secondo la loro origine in varie parti dell’organismo in tre tipologie: 

A. Sensazioni cinestesiche, o di movimento, presenti in tutto lo scheletro e nelle strutture muscolari. provengono da numerosi terminali presenti nei muscoli, nei tendini, nelle articolazioni, nei legamenti, nelle ossa, nelle cartilagini in altri tessuti di supporto del sistema locomotore e ci rendono coscienti del movimento sia passivo che  attivo, di  resistenza o di pressione e delle relative posizioni delle parti del corpo.

B. La sensazione della propria posizione nello spazio deriva da sensazioni speciali presenti nella parte più profonda dell’orecchio ma che non fanno  parte del sistema del senso acustico. L'orecchio è infatti un vero e proprio organi diviso in tre parti: esterno, medio e interno. I primi due sono dedicati esclusivamente alla funzione uditiva, poiché raccolgono le onde sonore, le dirigono all'organo sensoriale e amplificano il loro effetto sui meccanorecettori. L'orecchio interno contiene i recettori dell'udito e dell'equilibrio. Questi organi sono localizzati in una camera ossea chiamata in labirinto o vestibolo e le sensazioni si chiamano vestibolari o labirintiche poichè registrano la posizione della testa e del corpo in relazione al pavimento e la direzione di movimento nello spazio. Due distinti organi sono coinvolti: gli otoliti e i canali semicircolari.  Gli otoliti (dal greco oto, orecchio e lithos, pietra) sono delle piccolissime formazioni di ossalato di calcio, ossia dei sassolini, presenti sulle cellule che rivestono l'orecchio interno, cioè la parte dell'orecchio situato all'interno del timpano. Equilibrio statico: Quando la testa si muove, gli otoliti e la membrana si spostano provovando la flessione delle ciglia delle cellule ciliate contenute nella membrana stessa, che trasmettono lo stimolo al nervo vestibolare che trasmette l'informazione al cervello.   Questo sistema costituisce il delicato apparato che permette di mantenere l'equilibrio e di orientarsi nel movimento e nella direzione. Equilibrio dinamico: corrisponde al mantenimento della posizione del corpo in risposta a movimenti improvvisi come la rotazione, l'accelerazione e la decelerazione.esso è affidato ai tre canali semicircolari, i quali sono orientati secondo le tre direzioni nello spazio e ciascuno dei quali ha una porzione ingrossata che si chiama ampolla all'interno della quale si trova un sistema di liquidi gelatinosi che, spostandosi determinano segnali che vengono trasmessi al nervo vestibolare. 


C. Le impressioni miste derivanti da gruppi di diversi organi interni come quello digestivo, escretorio, viscerale. 

PHILIPPE PETIT 

(AP Photo/Alan Welner, File)

THE WALK è un film del 2015 di Robert Zemeckis, con Joseph Gordon Levitt nei panni di Philippe Petit, il celebre funambolo francese che nel 1974 compì la traversata delle Torri Gemelle del World Trade Center su un cavo di acciao senza nessuna protezione. Qui una intervista con alcune clip delle sue sospensioni. Philippe Petit ha scritto un libro autobiografico nel 2002. Qui il trailer del film. 

La scheda su Yves Klein che segue è stata preparata da Sandro Canali: 

YVES KLEIN, LE SAUT DANS LE VIDE, 1960 
In questo lavoro, Yves Klein, in un sobborgo di Parigi,  si butta da un tetto di un palazzo a volo d’angelo. L’artista, in realtà,  plana su un telo sostenuto da 5 suoi amici judoisti (per molti anni si è pensato che fossero dei Vigili del fuoco). Ad assistere alla performance c’erano due fotografi, Harry Shunk & János Kender, che oltre a documentare l’atto con delle fotografie, hanno in seguito eseguito un fotomontaggio, togliendo il telo e le persone che lo sostenevano. Klein ha ripetuto la performance 9 volte. Nel tempo diversi artisti hanno fatto il reenactment di questa performance. 

 L’artista ha utilizzato il proprio corpo come strumento fondamentale e poi ha usato la fotografia che ha  documentato il lavoro dal vivo. Solo successivamente è stato eseguito un fotomontaggio della foto, togliendo il telo e le persone intorno. La foto è stata pubblicata su copie del  Journal du Dimanche, il 27 novembre del 1960, un quotidiano di quattro pagine, ispirato al vero «Journal du dimanche» e uscito in edicola per un solo giorno, insieme.   
Il tema centrale dell'opera è il vuoto, accanto al cadere, caduta, all'’illusione, alla sfida dei limiti umani. Non lo vediamo mai atterrare, ma resta solo, come un angelo,  sospeso nel vuoto, non lo vediamo atterrare.   Il performer usa tutto il corpo per l’azione, ma  ha una particolare attenzione a come dispone le braccia e il torace prima di saltare, perchè vuole dare l’idea dell’ascensione verso l’alto. Fa pensare all’affresco di Giotto nella Cappella dei Scrovegni a Ravenna e a Santa Teresa D’Avila a cui l’artista era fortemente devoto. 
L’artista sembra che sia perennemente sospeso nell’aria, così, vestito con una giacca, pantaloni e scarpe: quella che arriva al pubblico è un’azione congelata e ferma nel tempo. 
Il vuoto può contenere il suo corpo: non ci sono spettatori . L'unico spettatore sarà quello della fotografia, Yves Klein ne vuole colpire la percezione visiva, tramite il fotomontaggio. 
Sandro Canali suggerisce la lettura di questo articolo di Riccardo Venturi su Doppiozero. che apre un'interessante rifelssione su un significativo remake dell'opera compiuto dall'artista rumeno Ciprian Mureșan. 

Ciprian Muresan, Leap Into the Void – After Three Seconds,

Nel 2004 infatti Ciprian Mureșan, artista rumeno nato nel 1977,  ha realizzato un ironico e apparentemente tragico remake del celebre gesto kleiniano, intitolandolo Leap Into the Void – After Three Seconds, mostrata nel Project Space alla Tate Modern di Londra nel 2012, come parte della mostra Stage and Twist. Il corpo di Mureșan, giace a terra, il volo non è riuscito nel suo intento: non c'è santità, c'è solo il vuoto della sconfitta, del fallimento.  “Nella mia fotografia- afferma Ciprian Mureșan nel 2011 in un’intervista di Emily Nathan su Artnet – ho creato un mondo parallelo specifico per la Romania, che rappresentasse la situazione di un artista a Cluj nel 2004: a nessuno interessava l’arte. La differenza tra il mio mondo e il mondo che Klein rappresenta è incarnata in quei tre secondi tra il salto e la caduta”. L'equilibrio è perduto, non c'è alcuna speranza in quel vero paesino di vera campagna. 

Tentativo di volo è un breve video realizzato da  Gino de Dominicis di cui esiste anche una sequenza fotografica.  Il video, realizzato da Gerry Schum, inizia con le parole dell’artista, che afferma: “Forse perché non sono mai riuscito a nuotare ho deciso di imparare a volare.” L’artista, come un uccello, prova a partire dall’alto per essere avvantaggiato nella prima planata. Sbatte le braccia, prima lentamente poi sempre più deciso, si butta, ma ricade più volte per terra con un effetto deludente, ma soprattutto comico, ridicolo. Il video e le foto che ripetono in parodia l'ispirato Salto nel vuoto di Klein e "del suo proposito “immateriale” di oltrepassamento dell’arte.", come scrive Silvia Tomassi nel suo articolo Nessun salto è mai nel vuoto.  

venerdì 28 febbraio 2025

DATEMI UNA LEVA E SOLLEVERO' IL MONDO


Nel 2017 Marina Abramovich realizza nell'ex monastero di La Laboral a Gijòn, una video perfomance Holding the milk, (al min 1.32) in cui sostiene una scodella con del latte, che è parte del progetto The Kitchen, Homage to Saint Therese. L'artista per lungo tempo, immobile, lotta contro la liquidità e la gravità della scodella. 

Nel 3° secolo a.C. Archimede, fu il primo ad affrontare, nel trattato Sull’Equilibrio dei Piani, il principio della leva: una leva (un oggetto rigido), può ruotare intorno a un fulcro (un punto fisso rigido) - ai suoi estremi agiscono 2 forze: resistenza (che si deve vincere) e potenza o forza motrice (che viene applicata). 

Anche le  ossa del corpo umano sono corpi rigidi, LEVE, capaci di ruotare intorno ad un FULCRO. Tutti i movimenti del corpo – camminare, saltare, tenere in mano un oggetto…) sono determinati dalla FORZA MOTRICE O POTENZA (contrazione) dei muscoli che determinano il movimento delle ossa intorno a punti o FULCRI (che si trovano nelle articolazioni, ovvero nei meccanismi di congiunzione tra le ossa), in contrasto spesso rispetto a una forza RESISTENZA che può essere un peso oppure la forza di gravità oppure lo spostamento di un segmento corporeo. 

POTENZA -FORZA MOTRICE forza applicata 

FULCRO – asse di rotazione , può essere l’articolazione, ma anche un punto di appoggio o di presa

RESISTENZA forza cui ci si oppone 

MOMENTO di una leva è il prodotto della forza per la sua DISTANZA (dal fulcro al quale la forza viene applicata (in fisica si chiama BRACCIO). L’equilibrio si ha quando i due momenti sono uguali.

UNA LEVA può essere vantaggiosa o svantaggiosa: nel primo caso quando la forza motrice è più piccola della resistenza  

Le leve si suddividono in tre tipologie: primo, secondo e terzo genere. 

LEVA DI PRIMO GENERE Se il fulcro si trova tra le due forze.  Può essere vantaggiosa o svantaggiosa, dipende dalle distanze delle due forza dal fulcro esempio la testa e il collo (svantaggiosa, ma mobile) 



LEVA DI SECONDO GENERE Se la forza motrice è più lontana della resistenza dal fulcro, quindi ha più braccio (un esempio è il sollevarsi del calcagno, in cui la resistenza è il peso del corpo, il fulcro la base del piede, la forza motrice i muscoli del polpaccio che sollevano il calcagno).  E' sempre vantaggiosa, minimo sforzo per massimo risultato.




LEVA DI TERZO GENERE Se la forza motrice è in mezzo tra fulcro e resistenza, sempre svantaggiosa L’avambraccio mosso dal bicipite quando sostengo un oggetto La forza motrice ha un braccio molto piccolo La resistenza ha un braccio molto più lungo Il fulcro si trova nell’inserzione del bicipite sull’ulna.   Nel corpo umano prevalgono le leve svantaggiose, ma in cambio si ha la mobilità, per esempio la mano che è mossa dal braccio, prima che dall'avambraccio). 



martedì 7 marzo 2023

A CIASCUNO IL PROPRIO CANONE E IL PROPRIO contrapPOSTO

Per disegnare il proprio corpo e studiarne le proporzioni, è utile sapere che si possono  "sentire" con il tatto e scoprire con la vista, alcuni punti che aiutano a verificarne la posizione nello spazio e, conseguentemente, sul foglio da disegno. Molti di questi punti sono anche corrispondenti alle articolazioni, quindi possono essere molto utili per verificare l'effettiva posizione degli arti.

mercoledì 7 aprile 2021

40.b SISTEMI MOLTO NERVOSI #2 INFO GENERALI

Valverde, Tavola su encefalo, 1589

Vesalio,  Prima raffigurazione della base dell'encefalo , 1540 ca 


Il SISTEMA NERVOSO è suddiviso in centrale e periferico. 
Il SISTEMA NERVOSO CENTRALE comprende il MIDOLLO SPINALE e l’ENCEFALO, entrambi costituiti di sostanza bianca e grigia: la sostanza grigia contiene i corpi cellulari dei neuroni e i terminali dei dendriti, mentre la sostanza bianca contiene gli assoni ed essi appaiono bianchi per via della mielina. IL MIDOLLO SPINALE porta le informazioni sensoriali dalla periferia verso l’encefalo mediante le VIE SENSORIALI ASCENDENTI. Le informazioni vengono smistate a livelli diversi in relazione al tipo di risposta che richiedono: per esempio le risposte più semplici vengono elaborale nel midollo spinale stesso, senza arrivare all’encefalo (come il RIFLESSO SPINALE).  Le risposte in uscita sono trasferite al sistema nervoso periferico dalle VIE MOTORIE DISCENDENTI, sempre contenute nel MIDOLLO SPINALE
Il SISTEMA NERVOSO PERIFERICO invece è rappresentato dai NERVI (costituiti dagli assoni delle cellule nervose) e dai GANGLI NERVOSI (raggruppamenti di neuroni periferici)

SISTEMA NERVOSO CENTRALE 

L’ENCEFALO pesa circa 1.3 kg ed è formato da due lobi appaiati sotto i quali si trovano il CERVELLETTO e il TRONCO DELL’ENCEFALO: è costituito da cento miliardi di neuroni e viene suddiviso in quattro aree, coinvolte in funzioni differenti:
1. TELENCEFALO
2. DIENCEFALO
3. TRONCO ENCEFALICO
4. CERVELLETTO

1. IL TELENCEFALO
  • È costituito dai DUE EMISFERI CEREBRALI uniti mediante il CORPO CALLOSO (attraverso il quale passano le informazioni da un emisfero all’altro). La superficie dei due emisferi è caratterizzata da uno strato di sostanza grigia (grigia per la presenza dei corpi dei neuroni, mentre la sostanza bianca è composta dagli assoni e il colore deriva dalla guaina mielinica), la CORTECCIA CEREBRALE che, nello sviluppo embrionale, accrescendosi molto più rapidamente della sostanza bianca sottostante, si ripiega su sé stessa formando le pieghe chiamate circonvoluzioni, separate da solchi profondi detti SCISSURE. 
  • In profondità, alla base del  TELENCEFALO, si trovano I NUCLEI DELLA BASE, che contribuiscono alla regolazione dei movimenti e del tono muscolare.
  • Ancora più in basso e all'interno si trova il SISTEMA LIMBICO (in cui si trovano AMIGDALA e IPPOCAMPO) che costituisce la parte più profonda e antica del telencefalo, ed è responsabile del controllo degli impulsi fisiologici come fame e sete e impulso sessuale, come anche di alcune emozioni come piacere, dolore, rabbia. Si vedano qui sotto due interessanti illustrazioni:

Blausen, LimbicSystem

2.  DIENCEFALO si trova sotto il TELENCEFALO, e comprende:
  • Il TALAMO che organizza in categorie i dati provenienti dalle le vie sensoriali che giungono attraverso midollo spinale e invia i dati suddivisi in categorie alla corteccia.
  • L’IPOTALAMO Controlla molte attività corporee connesse all'omeòstasi, controllando le attività del sistema nervoso involontario: emozioni, temperatura corporea e il ritmo sonno-veglia.
  • L’EPIFISI o GHIANDOLA PINEALE, che produce melatonina, ormone che regola i periodi di attività giornalieri o stagionali, in base alla quantità di luce proveniente dall’ambiente.

3 IL TRONCO ENCEFALICO, lungo circa 7 cm e comprende: 
  • MESENCEFALO, che contiene la SOSTANZA NERA, fondamentale per la regolazione del controllo dei movimenti (la degenerazione dei neuroni della sostanza nera è associata al Morbo di Parkinson) 
  • PONTE 
  • MIDOLLO ALLUNGATO, ed è a diretto contatto con il MIDOLLO SPINALE, del quale è la prosecuzione. Il MIDOLLO ALLUNGATO contieneNELLA SOSTANZA BIANCA  tutte le VIE SENSORIALI (ASCENDENTI) E LE VIE MOTORIE (DISCENDENTI). 
  • L’insieme di queste strutture rappresenta la sede di molte attività riflesse come la respirazione, la vasodilatazione e  l’attività cardiaca. 
  • Il Midollo ALLUNGATO è anche la sede dei corpi neuronali dei 12 NERVI CRANICI.
4. CERVELLETTO
Struttura a forma di cupola, in posizione posteriore, formata da due emisferi ricchi di circonvoluzioni. Riceve costantemente informazioni relative allo stato delle articolazioni, alla tensione dei tendini al livello di contrazione dei muscoli, e al controllo del movimento. Riceve anche informazioni relative all'ambiente esterno , all'udito, alla vista e all'organo dell'equilibrio. INTEGRA le informazioni ricevute dall'esterno e dall'interno e le confronta con il  PROGRAMMA della CORTECCIA CEREBRALE con l'effettiva esecuzione dei comandi motori. Controlla dunque la postura del corpo, e coordina i movimenti senza che ne abbiamo coscienza.
MIDOLLO SPINALE 
IL MIDOLLO SPINALE
È un cordone cilindrico, lungo circa 42-18 cm, che si estende dal BULBO fino alla seconda vertebra lombare, assottigliandosi progressivamente. E' accolto e protetto all'interno della colonna vertebrale, nel CANALE MIDOLLARE. 
Sotto la seconda vertebra lombare il midollo spinale si divide in gruppi di fibre che costituiscono i nervi diretti alla parte inferiore del corpo. Questi gruppi o fasci di nervi costituiscono la cauda equina o cosa di cavallo, da cui si dipartono poi i nervi spinali lombari e sacrali. 
I NERVI SPINALI (31 coppie) contengono una componente sensoriale (afferente) posteriore e una motoria (efferente)anteriore.  
All' interno del midollo spinale si trovano le due sostanze fondamentali presenti nell’encefalo,  ma con posizione invertita: la sostanza bianca (assoni) all’esterno e la grigia (corpi dei neuroni) all’interno. 
La sezione del midollo spinale assomiglia ad una farfalla con quattro protuberanze definite CORNA. 
Le CORNA ANTERIORI sono composte dai corpi cellulari dei nervi EFFERENTI (MOTORI), ovvero che portano gli stimoli ai tessuti corporei, mentre le CORNA POSTERIORI raccolgono gli impulsi dei nervi AFFERENTI (SENSORIALI), ovvero dalla periferia all’encefalo
Al di fuori del midollo spinale le fibre efferenti (motorie) si uniscono con quelle afferenti (sensoriali) e formano un solo NERVO SPINALE. 
Dall'interno del midollo originano 31 paia di nervi spinali  che prendono il nome dalla zona della colonna vertebrale da cui emergono.
LE MENINGI
L’encefalo e il midollo spinale sono avvolti da tre membrane di tessuto connettivo chiamate MENINGI: dall’esterno  all'interno sono: la  Dura madre, poi l’aracnoide, e la pia madre, che proteggono il cervello come un figlio. 

 IL SISTEMA NERVOSO PERIFERICO 
CI SONO DUE SEZIONI DEL SISTEMA PERIFERICO: 
IL SISTEMA NERVOSO SOMATICO 
Il sistema nervoso periferico SOMATICO comprende NEURONI SENSORIALI E NEURONI MOTORI e invia dal corpo al cervello attraverso i NEURONI SENSORIALI (fibre nervose afferenti) che si trovano nel midollo spinale informazioni che percepiamo in modo COSCIENTE (luce, suoni, temperatura, sensazioni tattili, dolorifiche). Il cervello processa queste informazioni e invia AI NEURONI MOTORI (fibre nervose motorie o efferenti) tutte le istruzioni necessarie per movimenti VOLONTARI. Comprende quindi fibre nervose efferenti (motorie) si uniscono con quelle afferenti (sensoriali) e formano un solo NERVO SPINALE. Dall'interno del midollo originano 31 paia di nervi spinali che prendono il nome dalla zona della colonna vertebrale da cui emergono.

IL SISTEMA NERVOSO AUTONOMO  o NEUROVEGETATIVO 
G. Guidi, Raffigurazione del sistema simpatico,
in De Anatome Corporis Humani, 1611

IL SISTEMA NERVOSO controlla le azioni involontarie e SI COMPONE DI PARTI CHE SFUGGONO ALLA VOLONTÀ COSCIENTE E TALI PARTI FORMANO IL SISTEMA NERVOSO NEUROVEGETATIVO AUTONOMO (SNA) che ha :
  • i suoi centri di regolazione nell’encefalo, 
  • una sua catena di nervi
  • una serie di gangli paravertebrali 
  • sue terminazioni nei principali organi interni al corpo. 
Comprende due grandi gruppi di neuroni che costituiscono la divisione SIMPATICA (o ORTOSIMPATICA)  e quella PARASIMPATICA.
I neuroni del SIMPATICO hanno azioni contrapposte a quelli del PARASIMPATICO: il Simpatico utilizza come neurotrasmettitore la noradrenalina, mentre i neuroni del Parasimpatico invece sono prevalentemente colinergici, ovvero producono acetilcolina. 
A seconda degli organi coinvolti, le due divisioni agiscono come antagoniste e in modo inverso perché le cellule effettrici degli organi coinvolti  rispondono in maniera opposta alla stimolazione del simpatico o del parasimpatico.  
Le risposte prodotte dall’attivazione dl simpatico sono: l’aumento della frequenza cardiaca, l’innalzamento della pressione sanguigna e una serie di meccanismi che preparano l’organismo ad affrontare una situazione di emergenza. 
Invece l’attività del parasimpatico rallenta l’attività cardiaca, abbassa la pressione sanguigna e stimola l’attività dell’apparato digerente,
A livello della muscolatura liscia dell'apparato gastroenterico, per esempio, l’acetilcolina stimola l’attività muscolare e accelera la digestione, mentre la noradrenalina inibisce la muscolatura. 
Nelle cure cardiache, la noradrenalina incrementa l’attività cardiaca, mentre l’acetilcolina la diminuisce.

 ancora a proposito del SNC, si consiglia la lettura di questo scritto di BESSEL VAN DER KOLK , autore si Il corpo accusa il colpo 

mercoledì 17 marzo 2021

12.a. ARTICOLAZIONI INFINITE - DISTANZE FINITE : LUCY E JORGE ORTA

Lucy e Jorge Orta con le loro opere indagano il corpo e le sue articolazioni nel corpo, tra corpo e corpo e tra corpo e spazio. 
Questo il loro sito: https://www.studio-orta.com/ 
Refuge Wear è il primo progetto con cui Lucy Orta ha creato, partendo dai suoi disegni, (si era formata come disegnatrice di moda a Parigi) modelli di abiti - abitativi che fanno riflettere sulla figura del rifugiato, di chi non ha casa, di chi ha bisogno di stoffe con cui coprirsi e proteggersi. Mano a mano si è occupata non solo della forma, anche della tipologia delle stoffe con cui ha realizzato i suoi modelli. 
Refuge Wear- Habitent 1992
Refuge Wear – Habitent (1992) è una tenda realizzata con materiale tecnologico che in pochi secondi si trasforma in una mantella impermeabile che permette la sopravvivenza, anche in senso metaforico. É stata concepita a due anni dall’inizio della Guerra del Golfo: l’arte si occupa degli ultimi della terra, i dimenticati, le persone che vediamo in fila fuggire da paesi in guerra, che hanno bisogno di abiti che li riparino e li confortino, nei quali poter portare piccole cose con sé. 
Refuge Wear Intervention, London 1998
1996 Refuge Wear - Sacco a pelo di sopravvivenza con zaino trasformabile. Intorno ha  una armatura di alluminio telescopica  che circonda il tessuto per eliminare gli effetti di claustrofobia sul torace.    Spesso questi sacchi si trasfomano in zaini o si prolunano in appendici per le .in barccai o teste   tasche che funzionali o che contengono oggetti simbolici 

Nel 1994, come lei stessa scrive nel suo (molto interessante) libro scritto per la London University of Arts, ha incontrato il filosofo Paul Virilio, che gli ha spalancato lo sguardo sulla necessità di stimolare un dialogo e  una interazione collettiva. Da questa influenza della poetica di Virilio  sono nate le 
Body Architecture (1994-99), con cui le opere abiti-abitativi che prima aveva realizzato come strutture individuali diventavano strutture condivise, con diverse appendici e sfaccettature, che aprono gli individui alla connessione: 
Body Architecture x4 (1994), poi x10  etc.  
Body Architecture Soweto  (1997), in cui la superficie esterna delle tende era coperta di abiti di seconda man, acquistato nei mercati di Soweto in Sudafrica nel corso di una ricerca per la seconda Biennale di Johannesburg.   
 

Connector Body Architecture  project (2001-6) Un’opera in progress, ma  anche il soggetto di diversi workshop che espandono la metafora dell’interazione comunitaria, una connessione potenzialmente infinita, in cui i sacchi a pelo sono anche giacche a vento e, in alcuni casi, erano realizzati con materiali sostenibili, con testi stampati in serigrafia, e con pannelli solorai integrati  per la ricarica dei cellulari : Connector Mobile Villages (I, II etc, in città diverse)Si veda per esempio il Cholet Connector, con un’estensione di gesti delle braccia. 

Nexus Architecture (1994-2002) è un progetto   in cui un numero variabile di persone (da 50 a 100 e più) indossa tute collegate tra loro, creando strutture modulari e collettive che esprimono il concetto di distanza e al tempo stesso di legame sociale. I partecipanti, completamente coperti da tute che impediscono di riconoscerne il sesso e il colore,  sono collegati gli uni agli altri da specie di cordoni ombelicali, viscerali, staccabili, incernierati.  L’artista ha allestito questa opera a La Paz a Città del Messico, a Sydney a Johannesburg, Venezia (Biennale ’95)  Kobe, New York, Londra, Parigi. Dice l’artista stessa: “Nexus means link or bond and the symbolic content is more important than functional.” Nei luoghi in cui viene allestita, talvolta la  scultura diventa una performance, che viene filmata e fotografata. 
Nata nel 1966 in Gran Bretagna, Lucy Orta vive e Lavora a Parigi, dove dal 1991 collabora con il marito Jorge Orta, artista e architetto argentino. Insieme hanno fondato nel 2000 lo “Studio Orta” Les Moulins, a Boissy le Chatel, splendido nella campagna vicino a Parigi che si presata alla creazione e presentazione delle loro opere, un labortairo culturale che ospita studi da rtsita, laboratori, resdeinxze e operfromener 
Lucy Orta insegna Arte e Moda per l’Ambiente ed è co-fondatrice del Master in Design Industriale “Man and Humanity” all’Accademia di Eindhoven, il primo programma per stimolare nel designer il senso di responsabilità sociale e sostenibilità. 
Lucy e Jorge Orta lavorano sul potere comunicativo che gli abiti, nella nostra società contemporanea, sono in grado di trasferire al corpo: non solo vestiti, ma mezzi per vivere e sopravvivere ed abitare, proteggere. Prendendo spunto dai modi di utilizzare i tessuti in momenti di emergenza, hanno realizzato opere che trasformano l’abito e il corpo in qualcosa di altro. 
Per approfondire, si può leggere l’intervista su Undo.net 
oppure questo pdf con testo dell’artista . 
QUI si può scaricare gratuitamente il testo Operational Esthetics di Lucy Orta 

mercoledì 22 aprile 2020

CAMMINARE #3: un passo dopo l'altro

ANALISI SCIENTIFICO-FOTOGRAFICA DEL PASSO UMANO
Per uno studio anatomico dettagliato della deambulazione umana, si rimanda al manuale di anatomia di Lolli, Zocchetta, Peretti, Struttura Uomo, ricco di informazioni e disegni.


1986 Marey sviluppò con il collega Muybridge un sistema, il cosiddetto “cronofotografo” per catturare le immagini di una camminata, fotografando un uomo dipinto di bianco che camminava con un arto dipinto di nero su fondo nero, però le immagini risultavano sovrapposte e quindi le misurazioni erano difficili. Con questo strumento però fu possibile registrare le varie posizioni di un soggetto in momenti diversi in un’unica immagine.

Aggiungi didascalia

Successivamente Braune e Fischer, nel 1891, terminarono un’analisi tridimensionale del cammino; sezionando due cadaveri arrivarono a conoscere la posizione del baricentro e del momento di inerzia di tutti i segmenti corporei. Un uomo con corporatura simile a uno dei due cadaveri indossò una tuta nera con sottili tubi luminosi applicati. Le immagini acquisite con quattro telecamere furono confrontate con quelle di un sistema di riferimento. I calcoli necessitarono di vari anni per essere elaborati: questo fu il primo resoconto dei movimenti delle articolazioni durante le fasi della locomozione.

PASSO DOPO PASSO: 
Il ciclo del passo definisce l’alternanza tra il movimento dei due piedi

Gli studi fotografici hanno portato ad una analisi scientifica del passo, che viene così suddiviso dagli studiosi di dinamica:

1- INIZIO IN POSIZIONE ERETTA SIMMETRICA. DOPPIO APPOGGIO.
2- APPOGGIO UNILATERALE-SPINTA Inizio di disequilibrio in avanti. Il baricentro si sposta in avanti….(PASSO POSTERIORE DESTRO) 
3- INCROCIO SULLA VERTICALE Proiezione del baricentro in avanti (L’asse del tronco fa con la verticale un angolo che varia a seconda della velocità del cammino). Il bacino si alza, ma anche ruota per effetto dell’avanzamento di un arto (per esempio sinistro)
4- CADUTA Avanzamento dell’arto (PASSO ANTERIORE SINISTRO)
5- DOPPIO APPOGGIO (un piede tocca terra con la punta, l’altro come il tallone) Qui la gamba che poggia per terra, detta ARTO PORTANTE, compie un movimento rotatorio che ha centro nel piede e circonferenza nel bacino. Contemporaneamente, l’ARTO sollevato, detto OSCILLANTE, compie un movimento rotatorio con centro nell’anca e circonferenza nella punta del piede.
6- NUOVA SPINTA, PASSO POSTERIORE DESTRO .
ETC .
U. Boccioni, Forme Uniche nella continuità dello spazio, 1913 

Ogni movimento di traslazione non è uniforme, ma subisce una accelerazione ad ogni periodo di doppio appoggio.
Molti altri movimenti lo accompagnano:

  1. MOVIMENTO DI TORSIONE DEL TRONCO ( dovuti alla posizione antitetica di spalle e fianchi. 
  2. MOVIMENTI OSCILLATORI VERTICALI DEL TRONCO (sollevamento e abbassamento del dorso). 
  3. MOVIMENTI OSCILLATORI TRASVERSALI (il tronco è trasportato in laterale dalla gamba portante
  4. MOVIMENTI DI INCLINAZIONE ANTERO-POSTERIORE DEL TRONCO 
  5. MOVIMENTI DEL BACINO:  ROTATORIO ANTERO-POSTERIORE  ORIZZONTALE   -  ROTATORIO VERTICALE (IL BACINO ACCOMPAGNA IN AVANTI L'ARTO OSCILLANTE E TRATTIENE INDIETRO QUELLO PORTANTE). 
  6. MOVIMENTI DI INCLINAZIONE LATERALE DEL TRONCO  PER EFFETTO DELL'  ABBASSAMENTO DELLA SPALLA DELL'ARTO PORTANTE E INNALZAMENTO DI QUELLA CORRISPONDENTE ALL'ARTO OSCILLANTE 
  7. RADDRIZZAMENTO DELLA SPALLA E DEL TRONCO NEL DOPPIO APPOGGIO 
  8. MOVIMENTI DEGLI ARTI SUPERIORI IN SENSO OPPOSTO AGLI ARTI INFERIORI.  QUANDO IN AVANTI LEGGERMENTE FLESSO, QUANDO  É POSTERIORE É ESTESO. 
A. Giacometti, L'uomo che cammina, 1960

IL MIO, IL SUO MODO DI CAMMINARE: 
PASSI REGOLARI
PASSI BARCOLLANTI
PASSI STRISCIANTI 
PASSI BRUSCHI
PASSI ASIMMETRICI

Balla, Dinamismo di un cane al guinzaglio, 1912
CAMMINARE É SALIRE, SCENDERE, BIGHELLONARE,  DIRIGERSI VERSO, ALLONTANARSI DA,  ANDARE SPEDITO. 





giovedì 9 maggio 2019

CORPO ANATOMICO : LA PELLE E I SUOI SPESSORI

Come si può parlare di pelle nell'arte contemporanea senza iniziare da Orlan, l'artista francese che attraverso le mutazioni della sua pelle si è ridefinita una propria identità scelta,  volutamente non rispondente agli stereotipi delle  mode del momento, ma una identità rivoluzionaria, oppositiva, determinata.  Dal 1984 al 1993 si è sottopopsta a diverse operazioni chirurgiche sul volto, facendole diventare vere e proprie performance.  

Orlan, Omnipresence, 1991-93

“Skin is deceiving…in life, one only has one’s skin..there is a bad exchange in human relations because one never is what one has… I have the skin of an angel but I am a jackal.. the skin of a woman but I am a man; I never have the skin of what I am. There is no exception to the rule because I never am what I have.”  (Eugenie Lemoine Luccioni – La Robe) 


Tutta la superficie esterna del corpo è rivestita da una membrana particolarmente complessa dove avvengono molte relazioni con l’esterno, la CUTE o PELLE che può essere considerato come un vero e proprio apparato.
La pelle o cute si compone, dal punto di vista anatomico, di tre strati sovrapposti in modo regolare:
1) uno strato superficiale chiamato EPIDERMIDE, tessuto epiteliale. 
2) uno strato medio, il DERMA, tessuto connettivo. 
3) uno strato profondo, STRATO SOTTOCUTANEO, o IPODERMA, nel quale si distribuiscono gli apparati terminali del senso del tatto.


Nell’EPIDERMIDE c’è uno strato basale situato profondamente a contatto con il derma al quale è fortemente ancorato. 
Lo stato più superficiale dell’epidermide è denominato STRATO CORNEO,  composto da cellule che hanno perduto il nucleo, non sono più in grado di riprodursi e hanno un ruolo di semplice rivestimento appiattito e impermeabile, (per effetto della cheratina, una proteina di cui sono costituiti anche i peli e le unghie) il quale pone così una forte barriera alla penetrazione e fuoriuscita dei liquidi. Queste cellule si eliminano continuamente per esfoliazione e vengono sostituite da altre che mano a mano le rimpiazzano, mantenendo integro il manto protettivo. 
Si tratta di un epitelio continuamente rinnovato: 
lo strato più profondo dell’epidermide, detto STRATO BASALE o GERMINATIVO, è composto dalle cellule basali che hanno una tendenza riproduttiva e sono quindi essenziali per mantenere l’equilibrio tra le cellule cutanee che vengono eliminate e le cellule destinate a sostituirle. Le cellule dello strato basale si dividono rapidamente generando ogni giorno milioni di nuove cellule che vengono spinte verso gli strati più superficiali. Le cellule salgono, invecchiano e si arricchiscono di cheratina, si appiattiscono e si sfaldano, con un processo che dura circa 30 giorni. In questo strato viene inoltre elaborato un pigmento granuloso, la melanina, che conferisce un colore più o meno intenso alla pelle e che protegge dai raggi solari.
 
Il DERMA è lo strato sottostante, compatto e biancastro, un tessuto connettivo resistente, ricco di fibre di collagene e elastiche,  in cui decorrono vasi sanguiferi, terminazioni nervose, ghiandole sebacee e sudoripare.   Nel derma si trovano:
DISCHI DI MERKEL, recettori tattili 
CORPUSCOLI DI MEISSNER, recettori di stimoli tattili lievi (formati da terminazioni nervose incapsulate, di forma ovale), 
CORPUSCOLI DI KRAUSE che sono i recettori del freddo
CORPUSCOLI DI RUFFINI nella profondità del derma,
Sono particolarmente concentrati a livello delle articolazioni e in prossimità delle unghie e sono caratterizzati da un lento adattamento perciò continuano a inviare segnali per tutto il tempo in cui sono stimolati.  
TERMINAZIONI LIBERE sensibili agli stimoli dolorifici e al calore.  


Corpuscolo di Ruffini


Corpuscolo di Pacini 

L'IPODERMA  è composto da tessuto connettivo e lobuli (ammassi di cellule) di grasso. Vi si trova il tessuto adiposo, che forma il pannicolo adiposo sottocutaneo e che isola termicamente i tessuti sottostanti, proteggendoli anche da agenti esterni, dagli urti. L’ipoderma rappresenta anche un deposito energetico. Nell’ipoderma si trovano i CORPUSCOLI DI PACINI responsabili della recezione di stimoli vibratori e  di pressione.  
LE FUNZIONI DELLA PELLE
La pelle principalmente è un organo protettivo:
1. Protegge il corpo dai traumi, dall’azione del caldo e del freddo, dai batteri e dalle sostanze nocive. E' impermeabile. 
2. Regola gli scambi di calore e di liquidi con l’ambiente.
3. Rivela gli stati emotivi.
4. Permette il mantenimento della temperatura corporea entro i limiti necessari all’organismo, attraverso la contrazione o la dilatazione dei capillari sanguigni cutanei e attraverso l’attività delle ghiandole sudoripare.  Il sudore infatti è un mezzo per eliminare il calore in eccesso, 
5. Funzione escretoria. E' anche il mezzo con cui si eliminano diverse sostanze: svolge un ruolo importante nella eliminazione di sostanze di rifiuto del metabolismo come acqua, urea, sali minerali e acidi grassi.
6. E’ barriera alla penetrazione di microorganismi.
7. Organo di senso perché contiene una serie infinita di microscopici apparati nervosi sensitivi che trasmettono le sensazioni tattili, i recettori sensoriali.
8. Sotto lo stimolo dei raggi ultravioletti, trasforma una molecola, l’ergosterolo, presente in tutte le cellule viventi, nella vitamina D, indispensabile per l’assorbimento del calcio da parte dell’organismo.
NUMERI DELLA PELLE 
Un uomo di altezza media ha una superficie corporea di circa 2 metri quadrati
Su un centimetro quadrato di pelle si trovano circa tre milioni di cellule epiteliali, 15 ghiandole sebacee, 100 ghiandole sudoripare, 30000 cellule sensoriali, die recettori del calore 13 recettori per la sensazione del freddo, 25 recettori di pressione, 200 recettori del dolore (nocicettori), 4 metri di sottilissime fibre nervose.
Lo spessore varia da mezzo millimetro sulle palpebre a quasi 5 millimetri sulla pianta dei piedi.